La morte però non mi fa paura, non mi faceva paura da ragazzo, ma allora pensavo che fosse solo perché mi sembrava lontana.
Ora a 60 anni la paura non è arrivata. Amo la vita, ma la vita è anche fatica, sofferenza e dolore, e penso alla morte come un meritato riposo, alla sorella del sonno, una sorella gentile che verrà presto a chiudere i miei occhi e accarezzarmi la testa.
Carlo vuole morire come Giobbe, che è morto quando era sazio di giorni. E lui scrive: "Posso gustarne ancora? Sì, vorrei gustarne ancora un po' di quei giorni, dei baci della donna che amo, della sua presenza che dà senso al tutto, ancora di pomeriggi al sole, delle domeniche d'inverno sdraiato sul divano di casa mia a riempire pagine e pagine di formule per cercare di strappare un altro piccolo segreto ai mille che ancora ci avvolgono.
Ma oggi ho bevuto molto di questo calice dolce e amaro della vita, e se proprio ora arrivasse l'angelo a dirmi 'Carlo, è ora', non gli chiederei di lasciarmi finire la frase: gli sorriderei e lo seguirei."