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Copertina di Confessioni di un sognatore

L'italiano dimenticato che divenne uno dei più ricchi industriali d'Europa

di Riccardo Gualino

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01 Intro

Francesco

Marco, quanti italiani conosci che hanno dato lavoro a decine di migliaia di persone e cambiato la faccia industriale dell'Italia?

Marco

Beh, sicuramente leggendo questo libro possiamo pensare a Giovanni Agnelli, Giuseppe Toeplitz, amministratore delegato della Banca Commerciale d'Italia, una delle più grandi banche italiane, magari Enrico Fermi.

Francesco

Ok, bene, oggi ne aggiungiamo uno che quasi nessuno conosce. Siamo a inizio Novecento, l'Italia sta appena diventando industriale e c'è un biellese, figlio di un orefice, che senza una laurea, senza niente, imparando tutto sul campo, costruisce la più grande azienda del paese, la SNIA, la seconda fabbrica di seta artificiale del mondo, con 20.000 operai.

Marco

E come si chiama questa persona?

Francesco

Lui si chiama Riccardo Gualino, ed è bello perché lui non costruiva per soldi, diceva di volerli per costruire. Fabbriche, scuole, intere città. Lo chiamavano il sognatore.

Marco

E poi cosa succede?

Francesco

E poi nella nostra storia arriva il fascismo, Mussolini se la prende con lui, lo manda al confino, in esilio, a Lipari, e lo spoglia di tutto: azienda, banca, patrimonio. L'uomo più potente dell'industria italiana di colpo non ha più niente.

Marco

E lì la cosa interessante è: si arrende, oppure cosa fa? Perché a quell'epoca lui aveva 65 anni.

Francesco

Assolutamente no. Torna dal confino, riparte da zero e costruisce un'altra eccellenza. Questa volta nel cinema. La Lux Film.

Marco

Che è una delle compagnie, come la nostra Hollywood italiana. Incredibile, pazzesco.

Francesco

Alla fine scrive un libro sulla sua vita, Confessioni di un sognatore, che però ha paura di pubblicare all'inizio, e quindi ci mette un veto anche verso la sua famiglia: potevano leggerlo, ma non pubblicarlo. Questo libro resta chiuso in un cassetto per più di 70 anni ed esce solo nel 2021, grazie a sua nipote.1

Marco

Settanta... Sì, settant'anni. E la cosa interessante è che ha messo un veto alla famiglia. Settant'anni.

Francesco

E che cosa c'è scritto? E perché l'ha tenuto nascosto per una vita? Lo scopriamo insieme. E noi, come sempre, raccogliamo i tasselli che un uomo così si è lasciato per strada. Mettetevi comodi, perché questa è una gran gran bella storia.

Marco

E benvenuti in Buona Compagnia.

Francesco

Ok, da dove iniziamo?

02 Com'Era l'Italia all'Inizio del Novecento

Marco

E io partirei dall'Italia del 1900, per capire un po' com'era la situazione italiana. Ci sono tantissime cose che io ho scoperto che non sapevo, secondo me molto affascinanti. Prima di tutto, lo sapevi che in quell'epoca 6 italiani occupati su 10, quindi circa il 61%, lavoravano la terra? E quasi la metà del paese non sapeva né leggere né scrivere.

L'analfabetismo nazionale era intorno al 48%, e al Sud arrivava fino al 70%. È incredibile, davvero tanto. E se andiamo a guardare altri paesi come l'Inghilterra, gli analfabeti erano il 3%, e in Francia il 5%. Quindi in questo paese l'industria in sé era una piccolissima cosa.2

03 Come l'Italia Si Industrializzò Grazie a Pochi "Temerari"

Marco

E per tirarla su, Gualino in questo libro scrive che furono pochi uomini audaci, i cosiddetti temerari. E lui scrive: "Senza l'audacia, spesso temeraria, di pochi uomini, le industrie italiane rappresenterebbero ancora oggi un'entità trascurabile", si riferisce all'Italia, "nell'economia mondiale. Un paese popoloso come il nostro, con insufficienti terreni fertili, necessita di un'intensa industrializzazione, per la quale ci vogliono uomini audaci che non temono le vie affascinanti, ma difficili, del progresso produttivo". E poi qua scrive bellissimo: "uomini che abbiano la possibilità di arrischiare somme ingenti, che non si perdano d'animo di fronte ai risultati negativi, che sostituiscano senza rimpianto macchine e impianti invecchiati".

Francesco

Esatto, perché a quell'epoca c'era questa idea del borghese, dell'industriale, che era quello che sì, era ricco, però era colui che non rischiava. Che sì, magari aveva coraggio, ma non aveva questa audacia che Gualino descrive, quindi la capacità di rischiare, di investire soldi per cambiare macchinari, per rinnovare.

04 Agnelli, il Suo Esatto Opposto

Francesco

E lui al tempo era completamente fuori scala. Abbiamo detto che era di Biella, di Torino, e a Torino all'epoca c'erano tanti industriali, tra cui Agnelli, che è diciamo il suo grande antagonista. Che però è bello, perché è completamente l'opposto di Gualino: non era così curioso, così inventivo, con la voglia di espandersi all'estero. Preferiva restare tranquillo su qualcosa di solido, investire su qualcosa che conosceva, mentre invece Gualino era completamente l'opposto.

Marco

Ed è una lama a doppio taglio. Perché lui è un sognatore, vuole costruire tantissime cose, lo vedremo. Cioè, è in mezzo a trentamila campi diversi, tra la seta, il cioccolato, le navi, a qualsiasi cosa. Quindi lui è un sognatore e gli piace rischiare, e secondo me, qua scrive che questa necessità di costruire, di fare sempre di più e di rischiare, lo porterà poi anche alla sua rovina.

Francesco

Esatto. Invece Agnelli era più pacato.

Marco

E spieghiamo, vuoi spiegare quella parte di Agnelli, dove lui dice che c'è un periodo in cui Agnelli costruì la FIAT e c'era un periodo dove tutto poteva usare?

Francesco

Tutto poteva usare, tutto poteva ottenere. Quindi appunto la FIAT nasce in realtà da grandi imprenditori piemontesi insieme, di cui però il rappresentante era Agnelli. Giovanni Agnelli, non l'avvocato, suo nonno, Giovanni Agnelli. E al tempo non c'era niente, assolutamente niente. Nasce grazie all'imitazione, diciamo, di Ford, della Ford T a Detroit.

Però Agnelli avrebbe potuto espandersi all'estero come non mai, e invece ha preferito di no. Sicuramente, Gualino dice, per un po' di paura, di mancata immaginazione. Come dicevo prima, preferiva investire su qualcosa di solido che conosceva, al posto che cercare di abbassare i costi della produzione, che è una cosa che Gualino ha sempre in testa: diminuire i costi per produrre di più, vendere di più e fare più soldi. Invece Agnelli preferì continuare a produrre macchine un po' più di nicchia, piuttosto che per la massa. Che ora, se pensiamo alla FIAT, la FIAT produceva per la massa, però Ford era ancora di più concentrata sulla massa.

Ed è bello, in realtà, perché Gualino odia e loda Agnelli. Perché lo critica, come abbiamo detto fino adesso, però allo stesso tempo lo loda, perché riconosce il ruolo fondamentale che la FIAT ha avuto nella crescita industriale italiana: con la nascita della FIAT, la nascita della borsa italiana, dei primi titoli, delle prime speculazioni, ma anche l'opportunità che la FIAT ha creato in Italia.3 Fino ad ora, appunto, di questi pionieri abbiamo parlato di Gualino, di Agnelli.

05 "Il Migliore di Questi Cinque Pionieri? Forse Ero Io"

Marco

E poi ce ne sono tantissimi altri. C'è ad esempio Giacinto Motta, Guido Donegani, Giuseppe Toeplitz, che io non lo sapevo, ma Giuseppe Toeplitz, non so se lo pronuncio correttamente, dirigeva la più grande banca italiana, che era la Banca Commerciale, la più grande. E lui scrive, la cosa bella è che tu nasci ora ma non sai niente di quello che è accaduto prima. Cioè, è pazzesco. E lui scrive, Gualino scrive: "Senza di lui, con tutti i suoi errori, l'Italia non avrebbe oggi l'insieme industriale che possiede". Ora, non spieghiamo tutta la storia di Giuseppe Toeplitz, però lui era uno tra questi pionieri che praticamente finanziò una fetta grandissima dell'industria italiana, con l'elettricità di Edison, l'acciaio di Terni, la chimica con Montecatini. Praticamente, grazie a questi pionieri, l'Italia cominciò a industrializzarsi.4

Francesco

E Gualino scrive, con molta modestia: "Il migliore di questi cinque? Ero io. Ero forse io. Proprio io. Con il pericoloso difetto di occuparmi di troppe cose a un tempo e di seguire con uguale entusiasmo troppe vie". Quindi quello di cui parlavamo prima. E questo forse è una caratteristica interessante di Gualino: non è modesto, comunque ci sta, si considera il migliore.

Marco

Questo è vero. Però c'è un pezzo nel libro dove, adesso non mi ricordo esattamente cosa scrive, ma scrive che ci servono uomini così. Perché grazie a questi uomini che fanno grandi cose, che si sentono magari non superiori, ma si sentono veramente bravi, riescono a costruire qualcosa di veramente incredibile. Anche se questo è un difetto suo, anche il rischiare, questo è un difetto, perché andremo a vedere...

Francesco

Però lui lo sa?

Marco

Lo sa.

Francesco

E secondo me lui scrive proprio che io sono il migliore. Non tanto per quello che ha fatto, ma secondo me proprio per le idee che ha avuto. Molte cose di cui parleremo, lui ci pensa, fa dei progetti, però poi non vanno in porto. Perché? Perché erano troppo avanti per il suo tempo.

06 Come Immaginò i Treni ad Alta Velocità nel 1923

Francesco

Facciamo un esempio. Lui voleva costruire una rete di alta velocità tra i tre poli dell'industria italiana, quindi il triangolo industriale, cioè Torino, Genova e Milano. Voleva costruire una rete autostradale e una rete ferroviaria di alta velocità. Negli anni Venti, negli anni Trenta.

Marco

Quindi lui non pensava solamente a costruire un'autostrada per collegare Milano e Genova, ma a creare veramente proprio un ecosistema completo. Lui spiega, mi piacerebbe portare il mare ai milanesi, quindi creare veramente un ecosistema industriale.

Francesco

Perché appunto le merci sarebbero arrivate a Genova e da lì, in uno, massimo due giorni, sarebbero arrivate all'industria di Torino e Milano. E qua c'è una parte interessante, perché lui dice, ok, creiamo questa rete ferroviaria di alta velocità. Ora, non immaginatevi 300, 400 chilometri orari come adesso, però siamo intorno ai 180, che ad allora erano davvero tanti. Però lui dice, va bene, utilizziamo questa rete sia per il trasporto passeggeri, sia per il trasporto merci.

Però, cosa succede? Che va bene, parte il treno, parte da Milano, arriva a Torino, rallenta, si ferma, scarica i passeggeri, riparte, arriva a Genova e così via. Lui voleva che questa rete non fosse insieme alla rete che già c'era, dei passeggeri, ma voleva costruirne un'altra, che sarebbe passata sotto le città in modo tale da non perdere tempo e da non fermarsi. Quindi da arrivare, scaricare i passeggeri, e lui si immaginava già una specie di metropolitana, con gli ascensori che scendevano sottoterra, e in questo modo il treno perdeva pochi minuti da città in città. E poi di notte la rete sarebbe stata utilizzata per il trasporto merci.

Ed è bello, perché lui sapeva che senza un processo di trasporto efficiente, la potenzialità di questi tre posti, di questo triangolo industriale, in realtà non sarebbe mai stata usata al massimo livello. E quindi lui scrive, creando questa organizzazione così efficace, queste tre città in realtà sarebbero diventate un'unica città, perché sarebbero state così ben interconnesse che sarebbe sembrata un'unica città. E perché non succede? Non succede perché non aveva i soldi, ci volevano troppi soldi, e non succede perché in realtà anche lo Stato si oppone, e si oppone con la rete ferroviaria italiana.

Ora non so se si chiamava già Trenitalia, non ne sono sicuro, però comunque questo progetto avrebbe tolto molti passeggeri, avrebbe tolto molte quote di mercato alla compagnia statale delle ferrovie, e quindi di questo progetto non se ne fa nulla. Però questo per farvi capire quanto lui fosse davvero un lungimirante. Cioè, ragazzi, qua siamo nel 1923 e lui si immagina la rete d'alta velocità.

07 Perché Non Riusciva a Fare una Cosa Sola

Marco

Beh, è incredibile. La cosa interessante è che non è che stava solamente lavorando a quel progetto. Nello stesso tempo stava facendo un casino di cose, inclusa la costruzione della SNIA Viscosa.

Francesco

A questo progetto non dà nemmeno importanza, proprio perché non era concentrato al 100% su questa idea. E quindi torniamo sempre al fatto che lui fa un po' forse troppe cose insieme.

Marco

Troppe cose. Lo spieghiamo perché fa tutte queste cose insieme. C'è un motivo. È vero che oggi, se tu guardi grande, facciamo un riferimento con Phil Knight, con Nike, ok? Lui solo una cosa ha fatto, solo quella, e l'ha fatta benissimo. La maggior parte delle persone che andremo a vedere hanno fatto una cosa alla grande. Guarda James Dyson, ha fatto una cosa alla grande. E quindi, però, cos'è giusto e sbagliato? È questo o quello di Gualino? Secondo me non c'è un giusto o uno sbagliato, c'è secondo me solo capire chi sei come persona.

Francesco

Esattamente.

Marco

Perché Gualino era incapace, ma proprio non incapace che dire sono incapace, no, proprio un'incapacità viscerale dentro di fare solo una cosa sola.

08 "Non Voleva i Soldi: Voleva i Soldi per Costruire"

Francesco

Esattamente, sono super d'accordo. E questo perché in realtà, come abbiamo detto nell'intro, lui non voleva semplicemente i soldi, cioè costruire per i soldi, ma lui voleva i soldi per costruire, che è completamente diverso. Per lui i soldi erano davvero solo un mezzo, ma non per diventare ricco, per stare bene, ma per creare davvero un valore aggiunto alla società. Città, infrastrutture, trasporto, benessere, ospedali, qualsiasi cosa, per migliorare davvero la qualità della vita. Infatti scrive in un capitolo, appunto, lui di Torino, di Biella, lui voleva i miliardi, ma i miliardi veri, quelli degli americani, dove spendi davvero milioni come noi beviamo un sorso d'acqua, ma lui voleva i miliardi per esempio per rinnovare Torino, per renderla più bella.

Marco

E qua scrive: "La mia passione è costruire, tirare su qualcosa che rimanga. Nulla è per me più interessante che far sorgere dal nudo terreno uno stabilimento". Quindi anche qua, come scrive, è poetico.

Francesco

Sì, la voglia di vedere un'azienda dal nulla crescere e nascere.

09 "Una Fabbrica Che Lavora Come una Sinfonia"

Marco

E continua a scrivere: "studiarne l'organizzazione, fornirlo dei più moderni sistemi, vedere lavorare a pieno ritmo una fabbrica che trasformi armonicamente", anche la parola armonicamente, in maniera praticamente perfetta, "la materia grezza in prodotti finiti attraverso innumerevoli fasi di lavorazione intermedie, alla pari di una sinfonia o di un'opera d'arte. Ordine e ritmo: questi i pilastri sui quali si può rendere prospera una grande azienda. I molti denari da me posseduti, o quelli che mi potei procurare, mi servivano sempre unicamente a questo scopo: dar vita a un sogno, mettere su qualche impresa. D'altronde, a che di meglio potrebbero servire? Forse a dissipare in dispendiosi cosiddetti divertimenti, dai quali si ritorna stanchi e scontenti, o in lussuose mondanità, ove trionfa, dominatrice, la noia".

È molto interessante. E qua scrive: "La bellezza del denaro", quindi il denaro, la bellezza di questo strumento, "risiede nella potenza che fornisce a chi lo detiene. Vedere migliaia di uomini trasformare, creare industrie, centri di lavoro, di benessere, sono gioie d'immaginazione. Ma se per realizzare questi sogni ti occorrono denari, e li possiedi, essi sono fonte di felicità. Potrà asserire di aver vissuto chi avrà creato qualche cosa: anche sfortunato, varrà sempre più di uno spettatore indifferente".

10 Quando Costruire Diventa una Mania

Francesco

Molto bello. E questo racchiude davvero il pensiero di Gualino.

Marco

Ed è perché... E poi scrive, la passione, forse perché questa è una mania.

Francesco

Cioè è una droga. Quando lui lo scrive, da qua sembra una droga, sembra che lui non riesca a farne a meno.

Marco

E qua scrive: "La passione, forse mania, per le iniziative nuove, magari arrischiate, naturalmente arrischiate, mi fece entrare in svariati campi di attività. Ciò rese più ardua la mia opera, la quale perdette in profondità ciò che acquistava in superficie. Ma è difficile lottare contro il proprio temperamento". Quindi qua si capisce che era così, non potevi cambiarlo.

11 Da 50 Lire al Mese a Uomo Più Ricco d'Europa

Marco

Anche perché questo temperamento lo porta, a 17 anni, ad andare via di casa, da Biella, senza mestiere. Lui scrive, senza mestiere e senza un soldo. Comincia a lavorare nell'industria del legname, ora ci arriviamo, con un primo stipendio di 50 lire. Da 50 lire, 20 anni dopo, ha un patrimonio personale di circa un miliardo di lire, quindi quasi un miliardo di euro di oggi, se facciamo il cambio a quell'epoca. Ed era tra gli uomini più ricchi d'Europa.

Dava lavoro a 80.000 persone, in una dozzina di settori diversi: acciaio, cuoio, chimica, banche, navi, immobiliare, praticamente dappertutto, arte, teatro, cinema, una cosa incredibile. La SNIA Viscosa, la seta artificiale di cui parleremo, nel 1925 aveva un capitale di un miliardo di lire, quindi circa 850 milioni di euro di oggi, che era una delle più grandi aziende italiane a quell'epoca.5

Ma poi aveva una collezione d'arte: aveva sette Modigliani, un Duccio, un Botticelli e un Manet. E per capire quanto valevano questi quadri, all'asta un Modigliani come i suoi è stato battuto a 170 milioni di dollari, un Botticelli a 92 milioni, un Manet a 65 milioni. Quindi solo quella collezione, che c'è alla Collezione Gualino a Torino, non so se c'è tutta, comunque si può andare a vedere, tutta quella collezione varrebbe centinaia di milioni di euro. Quindi, torniamo indietro: a 17 anni parte da Biella e se ne va.

12 Perché a 17 Anni Lasciò gli Studi e Partì da Biella

Francesco

Un momento. Ok. Lui parte per caso, perché lui in realtà prima era abbastanza concentrato sullo studio, comunque dell'università. Già, pensate, nel 1900 pensare all'università. Quindi lui studiava molto e a un certo punto suo padre gli dice, era una cena in famiglia, e dice: Riccardo diventerà un letterato, non guadagnerà mai niente, ma noi lavoreremo e potremo mantenerlo. E lui scrive, in un altro libro, non in Confessioni di un sognatore ma in Frammenti di vita, che faremo un altro episodio riguardo a questo libro, lui scrive che da questa frase, dice a suo padre, ah sì? Vuoi vedere? E quindi lascia gli studi e a 17 anni parte. E dove va? Va da suo cugino, a Genova. Inizia a lavorare, principalmente lavori pratici.6

Marco

E qua scrive: "Il mio primo impiego durò un anno, ebbi per principale mio cognato. Stava all'avanguardia nel commercio genovese per le importazioni di legname dalla Florida". Quindi grossi velieri.

Francesco

Entravano nel porto, i velieri.

Marco

E poi però scrive: "Malgrado il mio vivo desiderio di andare d'accordo con lui, non ne fui capace".

Francesco

E perché? Non ne era capace perché lui inizia a lavorare lì e poi pensa, posso migliorare investendo qua, comprando un nuovo macchinario, migliorare l'azienda, e suo cugino non voleva. Cioè, suo cognato non voleva.

Marco

E il dizionario Treccani qua lo definisce, la sua formazione la definisce come un tirocinio essenzialmente pratico nel mondo degli affari.

Francesco

Esatto.

Marco

E qua scrive: "Maturò così poco a poco in me il desiderio di staccarmi da lui", quindi da suo cugino. "Il tempo trascorso con lui mi fu comunque assai vantaggioso: compresi l'importanza e le possibilità di un porto, pensai alle altre terre, più in là, oltre i mari, e sentii che il cammino del successo è lento e duro".

Francesco

Ma tu lo sapevi che la prima borsa era a Genova?

Marco

Era a Genova, sì sì. Io non lo sapevo.

Francesco

C'era il porto lì, arrivavano tutti da lì. La prima borsa italiana era a Genova e poi pian piano, come dicevi tu, si spostano a Torino e poi a Milano.

Marco

Quindi a 17 anni si trova lì, ma Genova è un posto internazionale, arrivano da tutte le parti del mondo.

13 L'Arte dell'Affare

Marco

E poi qua scrive: "Che cosa sognavo allora? Mentre il petto mi si gonfiava per un desiderio quasi angoscioso, sognavo di andare lontano, di vedere e di conoscere l'ignoto".

Francesco

E qua siamo negli anni Venti.

Marco

Mamma mia.

Francesco

Nel frattempo le persone non riuscivano né a leggere né a scrivere. Lui sognava di vedere il mondo.

Marco

La cosa anche interessante è che nel dizionario Treccani, di cui abbiamo trovato molte fonti, lo descrive come uno con "non comuni doti di venditore". E nel libro, qua scrive: "Io so sognare, vedere con fantasia ciò che intendo creare, e lo so così bene descrivere che l'ascoltatore, sia esso un socio, un finanziatore o un estraneo casualmente partecipe al colloquio, viene preso dalla mia impeccabile esposizione come dalle maglie di una rete. C'è tutta un'arte nell'esporre un affare, e credo di non esagerare affermando che sono un artista del genere".

Questa è anche bella, scrive: "Da qualsiasi complicato progetto elimino i dettagli inutili". Questo mi è venuto in mente, questo Steve Jobs, la simplicity, rendere una cosa semplice. Comunque scrive: "Da qualsiasi complicato progetto elimino i dettagli inutili, lo rendo semplice e comprensibile a ogni ascoltatore nelle parti più astruse, e con lungimirante visione del futuro lo posso scodellare caldo all'ascoltatore incantato".

Francesco

Secondo me questa parte di cui tu parlavi, del fatto che lui parlava con investitori e riusciva a convincere chiunque, si collega molto con Phil.

Marco

Con Phil Knight.

Francesco

Sì, perché nel libro di Phil Knight, L'arte di vincere, lui scrive: "Io credevo nella corsa, ero convinto che se tutti fossero riusciti a correre un po' di più ogni giorno, il mondo sarebbe stato un posto migliore. E la gente, sentendo la mia convinzione, ne voleva un po' per sé. La convinzione è irresistibile". E si collega perché c'è questa caratteristica della convinzione, del fatto che lui è convinto di quello che fa e riesce a trasmetterlo agli altri, e gli altri, sentendo questa sua convinzione, questa sua sicurezza, ne vogliono un po' per sé.

14 Cosa Gli Permetteva di Trovare Capitali Ovunque

Marco

La cosa che mi sono chiesto più volte, leggendo, studiando Gualino, sono due. Uno, è come fa a sapere tutte queste cose? Dalla seta artificiale, al cemento, al teatro, al cinema, qualsiasi cosa. E poi la seconda domanda è: dove trova tutti i soldi per fare tutte queste cose? Perché lui comunque non era ricco di famiglia, comincia con pochi denari, con niente, e però piano piano trova sempre gente, capitale. E la cosa che ho scritto qua è che una cosa importantissima di Gualino, oltre a esporre un affare in un modo semplice che tutti possono capire, è la capacità di creare relazioni con altre persone. Perché la maggior parte di tutte queste grandi aziende, non è lui l'unico socio: ci sono altri soci che mettono i capitali. Lui fa parte di questa organizzazione, ed è così che comincia piano piano a creare i suoi primi imperi. Però i capitali li trova soprattutto anche indebitandosi.

Francesco

Soprattutto indebitandosi. Sempre indebitandosi. E questo è bello ricollegarlo di nuovo ad Agnelli, perché appunto lui non aveva paura di indebitarsi. Ed era, per lui era l'unico modo che aveva: indebitarsi, raccogliere capitali, investire nelle sue aziende, e non sperare, ma lui era convinto che sarebbero andate bene e quindi guadagnarci sopra.

Marco

La cosa interessante è che se lui non fosse nato in quel periodo, madonna, se fosse nato oggi, minchia, farebbe il culo a tutti quanti.

Francesco

Lo scrive anche, se fosse nato in America, nello stesso periodo.

Marco

Perché non fallisce perché non è bravo, fallisce perché c'è la Prima Guerra Mondiale, la Seconda Guerra Mondiale, le Guerre Balcaniche.

15 Il Primo Impero: 22.000 Ettari di Foreste nell'Est

Francesco

Cioè, praticamente il mondo si sta... Fallisce per la rivoluzione bolscevica in Russia. Ecco, questo è il primo esempio. Quindi, dopo l'attività con suo cugino, siamo nel 1914, quindi l'anno dello scoppio della Prima Guerra Mondiale. Io non ho capito perché, però decide di andare a lavorare per le bonifiche nell'Est Europa, e va in Russia e in Romania, a bonificare i terreni, quindi terreni che sono paludosi, pieni di alberi, o dove vicino c'è una grande città che si sta sviluppando, quindi bonificare il terreno intorno. E quindi pian piano va lì, si indebita, crea ferrovie, segherie, anche lì industrie all'avanguardia, in posti dove non c'era praticamente nulla, assolutamente nulla. Quindi lui non va lì solo per la sua azienda, ma anche per modernizzare quei posti.

Marco

E va lì perché, dopo aver lavorato per suo cugino, si trasferisce a Casale Monferrato presso un altro cugino, che si chiamava Tancredi Gurgo Salice, che lavorava nella storia della calce. E lì sposa la figlia di Tancredi, che era Cesarina, e lì, con l'aiuto della famiglia, comincia a trovare i primi capitali. Fonda la sua prima società, che si chiamava la Società Anonima Riccardo Gualino, per comprare foreste vaste a buon mercato nell'Est e per la produzione e l'esportazione di legname in Italia. Ricordiamo che comunque lui sapeva già fare queste cose, perché aveva lavorato a Genova per un paio di anni.

Quindi fonda una società con 5 milioni di lire di capitale. Ma lui non è l'unico socio. La grande capacità di Gualino è avere altre persone che credono nella sua visione, ricavare il capitale e poi fare quello che deve fare. Quindi fonda questa società, tra i cui soci ci sono il cugino Gurgo Salice e anche una banca di Biella che era gestita dai fratelli Sella, che erano i nipoti di Quintino Sella. Quindi grazie a questo primo capitale fonda la società, e nel 1910, un po' di anni dopo, la società aveva circa 7,1 milioni di capitale. E con questi soldi cosa fa?

Francesco

Va.

Marco

Comincia a comprare. E qua scrive: "22.000 ettari di terreni e magnifici boschi di rovere in Volinia, e altri in Romania, con le loro meravigliose foreste di alberi e faggi. Si tagliavano più di 1.500 metri cubi al giorno di alberi e di faggi, per ottenere costi di produzione tali da permettere la vendita del legname segato in qualsiasi porto mediterraneo. Dovetti costruire edifici, ferrovie, una teleferica audacissima, ponti sospesi, viadotti, gallerie. Soltanto una meccanizzazione spinta all'estremo poteva consentirmi di battere le agguerrite concorrenze straniere".

Francesco

Quindi anche qui diventa il top del top.

Marco

Aveva 30 anni. A 30 anni aveva già un piccolo impero forestale.

16 Quando la Guerra Gli Distrusse Tutto

Francesco

Che cosa succede? Scoppia la Prima Guerra Mondiale. L'Impero Ottomano inizia ad assalire l'Europa, chiude lo stretto dei Dardanelli, attraverso il quale c'era l'unica via marittima che lui aveva per esportare. Inizia la guerra, iniziano a distruggere pian piano i suoi stabilimenti, scoppia la Prima Guerra Mondiale, c'è la rivoluzione bolscevica in Russia. Quindi la parte di Romania e Transilvania la perde per la guerra, la parte in Russia viene requisita dalla rivoluzione bolscevica. E di tutti quei soldi che lui aveva investito, soprattutto quelli in Russia, con l'acquisizione delle sue industrie da parte dello stato sovietico, lui non prende una lira, niente di niente, perde tutto, perde assolutamente tutto.

Marco

E qua scrive: "Lo scoppio della prima guerra balcanica, e più tardi le guerre europee. Rumeni, russi, tedeschi combatterono accanitamente per mesi lungo le ferrovie private dell'impresa, incendiarono le segherie, distrussero i ponti, asportarono le rotaie". Tutto quello che aveva costruito, tutto distrutto.

17 Come Trasformò la Guerra in Oro: le Navi e il Carbone

Francesco

Però io non capisco come ci sia arrivato. Quindi scoppia la Prima Guerra Mondiale e gli viene in mente una cosa. Capisce che gli stati europei sono in guerra, quindi hanno bisogno di materie prime, principalmente carbone e acciaio. E all'epoca, per l'Europa, la maggior parte di queste materie arrivava principalmente dall'America. E quindi che cosa gli viene in mente? Gli viene in mente di andare in America, in qualche modo comprare, affittare dei motovelieri per trasportare queste materie prime verso gli stati europei e farsi pagare per farlo. Però, dato che erano in guerra e di queste materie prime scarseggiavano, avrebbe fatto utili enormi. E di fatti è quello che succede.

Quindi va in America e inizialmente noleggia questi motovelieri. Però li noleggia cercando di trovare persone che gli diano questi motovelieri a tariffe fisse. Quindi noleggia questi motovelieri e inizia a trasportare acciaio e carbone verso l'Europa. Poi cosa succede? C'è la guerra, in America lo Stato inizia a prendersi tutto. Perché? Perché deve trasformare quei motovelieri in mezzi bellici, gli servivano. E quindi lui cosa dice? Ok, me li prendete? Allora io inizio a produrmeli da solo. A creare questi motovelieri da solo. E quindi crea la Società di Navigazione Italo-Americana.

Marco

E sai com'è che lo fa?

Francesco

Con chi? Con Agnelli.

Marco

Sono due società che crea.

Francesco

L'acronimo è SNIA, che poi prenderà il nome di SNIA Viscosa. Quindi crea la prima SNIA, con Agnelli. Quindi inizia a produrre queste navi, tra New York e New Orleans, e a trasportare sempre carbone e acciaio verso l'Europa, facendo davvero i soldi, davvero utili enormi. Prima di tutto perché non c'erano navi per trasportare, perché erano tutte state requisite dal governo americano, quindi lui è uno dei pochi che ha le navi costruite da solo. E poi, di nuovo, carbone e acciaio, materie essenziali per lo sforzo bellico, che venivano pagate in modo esponenziale, appunto perché mancavano, ma soprattutto perché tutti ne avevano bisogno.7

Marco

E poi scrive: "Ebbi in quegli anni molto da fare, anche per una fornitura stipulata col governo italiano di 800.000 tonnellate di carbone americano, a 30 dollari la tonnellata".

Francesco

Ma è interessante, questo non so se lo sai, che lui non costruisce le navi in America, le costruisce in Italia.

Marco

Ok.

Francesco

E sai chi le costruisce?

Marco

No.

Francesco

Fa costruire 22 navi cargo dalla Piaggio.

Marco

Ah, wow!

Francesco

E poi cosa fa? E quindi poi non aveva senso farle costruire in Italia e poi commerciare con l'America, perché era l'America che esportava carbone e acciaio verso l'Europa. Quindi fa costruire le navi dalla Piaggio, poi va in America, e da lì inizia a trasportare carbone e acciaio verso l'Europa, con 22 navi cargo, come dicevi tu, in società con Agnelli. Quindi porta le navi in America. Sì, sì, sì. Però appunto la Piaggio, perché la Piaggio...

Marco

E perché le fa costruire dalla Piaggio? Eh, sicuramente... No, in Italia?

Francesco

Eh, sicuramente perché appunto la Piaggio al tempo costruiva aerei e navi, e si vede che era sicuramente un'eccellenza, sicuramente aveva qualche accordo...

Marco

Ma queste sono le prime navi che costruisce? Perché le costruisce sia in Italia che in America? Sì. Allo stesso tempo?

Francesco

Quello che io ho trovato dalle fonti, perché appunto non è tutto scritto nel libro come abbiamo detto, ne fa costruire 22 navi cargo, in parte, non tutte e 22, dalla Piaggio. Però cosa succede? Quindi abbiamo detto, 1916, 1917, 1918, lui si fa davvero tanti soldi con questa attività. Lui lo scrive, che parte dei suoi primi veri denari arrivano da questa attività, perché sono davvero utili enormi. Gennaio 1919. La Prima Guerra Mondiale è ormai agli sgoccioli, è quasi finita, e lui capisce che la guerra finisce e la sua attività finisce. Perché? Perché nessuno ha ormai più davvero tanto bisogno di queste materie prime, il mondo non è più in guerra, quindi le tariffe di scambio possono essere riportate ai valori pre-guerra. Quindi lui va in America per tentare di risolvere questa situazione, inizia a vendere le prime navi. Però, questo l'ho trovato, c'è ancora un veliero suo che è a San Francisco.

Marco

No, ma veramente? Sì.

Francesco

Me lo scrive, non mi ricordo se lo scrive qua in Confessioni di un sognatore o in Frammenti di vita. Ok. Però, da quanto ho capito, c'è ancora un suo veliero che è a San Francisco.

18 A New York, nel Cuore del Mondo degli Affari

Francesco

Quindi va a New York. E scrive: "Sono qua, al centro del mondo. In mezzo agli affari, è mai possibile che io me ne vada senza concludere un affare degno di nota?". E qua arriviamo alla prima grande occasione di Gualino di diventare miliardario.

Marco

Anche perché l'abbiamo menzionato prima, ma perché lui voleva diventare miliardario? E qua scrive: "Parecchie volte nella mia vita ho accarezzato il desiderio di diventare miliardario. Non un miliardario da burla, che abbia racimolato a fatica mille milioni, ma un miliardario sul serio, all'americana, di quelli che posseggono denari tanti da poter spendere somme da nababbi con la stessa indifferenza con cui noi miseri mortali beviamo un sorso d'acqua". E ricordiamo che però lui non vuole miliardi di soldi, vuole miliardi per costruire.

Infatti scrive, ve lo dico subito: "Per costruire. Per cambiare un po' la faccia a Torino, simpatica ma fredda e musona, con quelle file ininterrotte di case tutte uguali e così provinciali. Che bella risciacquata avrei voluto darle, interromperne la monotonia con qualche fabbricato estroso. Costruire una meravigliosa chiesa modernissima. Gli architetti avrebbero detto che ero pazzo, che nelle costruzioni moderne non si usano le volte. Li avrei ascoltati, poi avrei detto: voglio una chiesa bella come San Marco, ma modernissima. Sbrigatevela voi, mettetevi allo studio in quanti volete, coprite le pareti di mosaici e di pitture, ma la chiesa deve essere meravigliosa. Tutto giochi di luce e ombre".

E poi: "Lo scopo vero, per il quale mi occorreva essere miliardario sul serio e non da burla, era la redenzione del Mezzogiorno d'Italia. Da 25 anni ho questo chiodo in testa: sviluppare l'Italia da Napoli in giù, e un pochino anche le regioni più arretrate del centro. Se quelle province, da secoli in miseria, potessero unire il loro sforzo produttivo a quello delle regioni settentrionali, si muterebbe radicalmente lo standard di vita delle classi più povere. Ci vorrebbe un miliardo, con il libretto degli assegni in tasca, che si mette in viaggio e visita quelle regioni, cominciando dalle più misere".

19 Le Due Occasioni in Cui Mancò il Miliardo

Francesco

Quindi la prima occasione sfuma, questo è davvero interessante, un genio. Quindi arriva a New York, siamo nel 1919, New York non è la New York di adesso, e quindi intuisce una cosa. Bene, è finita la Prima Guerra Mondiale, questo posto è già il centro del mondo, diventerà ancora di più il centro del mondo, la guerra è appena finita. Cioè, immaginatevi solo come erano crollati i prezzi durante il Covid, figuriamoci dopo una guerra mondiale. E quindi capisce che dovrebbe comprare lotti e lotti e lotti di terra, perché un giorno quei lotti varranno tantissimo. Per cosa? E lui dice, per costruire i grattacieli, che è esattamente quello che succede a New York.

Quindi inizia un po' a capire, a individuare secondo lui qual è la zona più bella di New York, e la individua in quella che è davvero la zona più bella di New York, quindi tutta la parte intorno al parco. E dice, ah bene, e scrive che questo sarebbe stato davvero un bell'affare, ma non aveva i soldi, non aveva i miliardi. Quindi che cosa fa? Chiede ad Agnelli di entrare di nuovo, quindi dopo la società dei mercantili, quindi la SNIA, di entrare di nuovo in società con lui, ma questa volta Agnelli si rifiuta. Dice che secondo lui, appena finita la guerra... comunque lui non entra in società con Gualino, e questa opportunità viene sfumata. Pensa, se avesse comprato tutto quanto, se faceva davvero i soldi, davvero i miliardi, ma anche solo dopo 20 anni, o dopo la Seconda Guerra Mondiale, pensa a quei posti quanto valgono adesso.

Quindi questa è la prima occasione sfumata di diventare miliardario. La seconda l'abbiamo già citata prima, con la bonifica in Russia, vicino all'attuale capitale. Quelle zone che lui stava bonificando sarebbero state zone dove sarebbero nate case, industrie, uffici, quartieri residenziali, però lui perde tutto proprio per la rivoluzione bolscevica.

Marco

Poi scrive: "La seconda me la offrì la Russia. Si trattava di un'impresa a respiro lungo, che avrebbe richiesto anni di lavoro, ma c'era la stoffa di un affare straordinario. Pensate a 2.600.000 metri quadri di terreno fabbricabile nella capitale russa, in una città che allora cresceva di 200.000 abitanti l'anno ed era il più grande emporio marittimo di un impero sterminato".

Francesco

Ed è bello perché lui appunto inizia a costruire, come abbiamo detto molte volte fino ad adesso, e viene tutto requisito dalla rivoluzione bolscevica. Ma lì gli italiani venivano visti come brava gente, come gente che costruisce infrastrutture, case. E quindi lui scrive che durante la Seconda Guerra Mondiale, quando la Germania invade la Russia, e poi durante la grande ritirata invernale, se molti prigionieri italiani non furono sterminati, o davvero torturati, messi in croce, fu anche grazie, questo è vero, fu anche grazie alle sue opere, perché lì gli italiani erano visti come brava gente, che prima della guerra avevano aiutato lo sviluppo del posto. E quindi quando i soldati si ritirano, italiani e tedeschi insieme, molta gente in realtà riesce a tornare a casa. E quindi questa è la seconda occasione di diventare miliardario.

20 Come Reinventò la SNIA nella Seta Artificiale

Francesco

Ma non si ferma qua. Perché? Perché ricordiamo la SNIA. Lui ha già questa società, ha già dei capitali, è una società strutturata, si tiene appunto la SNIA e cerca di individuare qualche altro settore dove può sfondare, e lo individua nella seta.

Marco

E qua scrive: "Perché cominciai a occuparmi di seta artificiale? Erano più di vent'anni che questa fibra era entrata nel mondo dei tessuti. Ed eravamo nel dicembre del 1918, la guerra era finita da poche settimane, e un giorno un signore che non conoscevo", anche qua, incontri casuali, "mi chiese un colloquio urgente. Rappresentava il gruppo francese della viscosa, e fu lui a illustrarmi i prezzi di costo allora elevatissimi, quelli di vendita, i profitti che i prodotti ne ritraevano e le possibilità di intesa coi possessori dei brevetti. Subito mi balzò alla mente l'idea di svilupparli e perfezionarli in modo da ridurre i costi fino a competere non col prodotto di lusso, la seta, ma con le fibre più povere e più diffuse, la lana e il cotone. Ne sarebbe derivata una rivoluzione nel settore importantissimo dei tessili".

Francesco

Ed è bello, perché al tempo venivano consumati un miliardo di chilogrammi di lana al mondo e due miliardi di cotone. Quindi lui doveva infilarsi tra i due e rubare un po' di quota di mercato da uno e dall'altro. E la prima cosa che fa, va in America, perché lì avevano i brevetti della produzione. E lui dice, vabbè, prendo i brevetti e voglio fissare la produzione a 8.000 chilogrammi al giorno.

Marco

Questo è il grande affare di Gualino, anche questo.

Francesco

E questi gli dicono, ma va, è troppo, è assolutamente troppo.

Marco

Lui scrive: "In quei giorni conclusi, coi detentori dei brevetti, un accordo che mi consentiva di fabbricare in Italia 8.000 kg al giorno di viscosa, vincolandosi essi pure a non superare un'uguale produzione". Tutti quanti, come dicevi tu, pensavano che era impossibile produrre 8.000 kg.

Francesco

Il problema di questi 8.000, che secondo loro erano già tanti e lui voleva produrne 100.000, non era tanto la domanda, ma era l'offerta. Perché i costi di produzione erano altissimi e non esistevano neanche fisicamente i macchinari.

Marco

Esatto. E quindi qua scrive: "I costi della viscosa erano elevatissimi, tra i 60 e i 70 lire al chilogrammo". E lui li fa scendere fino a 10. "Ma sapevo benissimo che, appena avessi cresciuta di molto la produzione, i prezzi sarebbero crollati. Occorreva quindi semplificare i procedimenti, renderli automatici, produrre maggiore quantità di viscosa per operaio. Il mio programma era di 100.000 kg di fibra al giorno, da fabbricarsi in 10 unità da 10.000 ciascuna. Occorrevano parecchi stabilimenti, che avrebbero dato lavoro a più di 20.000 operai".

21 La Città-Fabbrica di Venaria Reale

Francesco

E oltre agli stabilimenti occorrevano delle macchine, ma macchine nuove che non esistevano. Quindi lui assume degli ingegneri e inizia a inventare queste macchine da zero. Acquista uno stabilimento a Torino, a Venaria Reale.

Marco

Esatto, dove abbiamo guardato le foto. Se scrivete "SNIA Viscosa Venaria", era praticamente una città. Era una città, non come Olivetti, ma era una città. C'erano 20.000 persone che lavoravano lì. E in quei pochi mesi quello stabilimento ebbe 1.500 operai. E infatti qua scrive: "Si trattava non solamente di costruire i macchinari nuovi, ma di inventarne continuamente di nuovi, che consentissero aumenti di produzione, miglioramenti qualitativi e riduzioni di costi".

22 "Lei Vede Troppo Vasto. Vada in America"

Francesco

Quindi lui crea questo stabilimento a Venaria Reale e qua c'è un aneddoto che è davvero divertente. Perché Agnelli amava ripetere a Gualino che sì, lo considerava capacissimo nel ramo finanziario, ma che non aveva la stoffa dell'industriale. E Gualino che fa? Va bene. Ok, allora vieni a vedere le mie fabbriche di Venaria Reale. Agnelli va a vedere le fabbriche e rimane a bocca aperta, sbalordito da quello che c'è, non solo per l'organizzazione, ma per l'innovazione, la pulizia, la cura del dettaglio, dell'efficienza produttiva e soprattutto dell'automatismo. E quindi Gualino gli dice, dopo aver visto gli stabilimenti, sei ancora dell'idea che io non abbia la stoffa dell'industriale? E gli risponde: no, a quanto mi accorgo lei è un grande, è un grandissimo industriale, ma ha un grave difetto, vede troppo vasto. E gli dice: il nostro paese non può corrispondere a programmi così grandiosi. Vada in America, e lì diventerà miliardario. E Gualino scrive, rispondendo: e non ci sono andato, e sono felice di non aver abbandonato questo nostro paese.

Marco

La parola che hai detto tu, che mi fa pensare a una frase che Gualino ha detto, è l'ordine. Ti ricordi quando lui ha scritto che l'ordine è la cosa più importante? E qua c'è una frase che scrive: "Nel mondo degli affari, di qualunque genere, l'ordine più scrupoloso", mette proprio questa parola, "l'ordine più scrupoloso è la guida migliore".

23 Come Quotò la SNIA a Londra, Dove Nessun Italiano Riuscì

Francesco

Quindi lui inizia a creare la SNIA Viscosa, però come abbiamo detto, Gualino cresce sempre di più, ma per crescere sempre di più ha bisogno di capitali, quindi deve indebitarsi. In questo caso, per la SNIA, gli viene in mente un'altra opzione, cioè la borsa. Il problema della borsa è che l'Italia si stava appena industrializzando, la borsa non era così affermata. Lui la descrive un po' come un gioco d'azzardo, la borsa in Italia. E quindi per crescere davvero come lui voleva, aveva bisogno di una forte nazione capitalista. E in Europa l'unica che c'era era l'Inghilterra.

Quindi va a Londra. Molte aziende italiane avevano provato a farsi quotare a Londra, però era estremamente difficile. Perché? Perché anche lì la borsa non è come oggi, non era super affermata come quella americana, e quindi prima di entrare in borsa, soprattutto se eri straniero, un'azienda straniera, una banca doveva garantire per te. Quindi quella banca in realtà doveva comprarsi tutto il tuo pacchetto azionario e poi pensava a rivenderlo agli investitori. Quindi l'unico modo che ha è sperare e presentare i suoi bilanci a una banca. E la banca a cui li presenta si chiama Hambros. Quindi appunto Hambros inizia a visitare gli stabilimenti, ad analizzare i bilanci, i suoi libri contabili, tutto quanto.

Marco

Ed è qua che scrive che nel mondo degli affari l'ordine più scrupoloso è la guida migliore.

Francesco

E di fatti Hambros accetta e compra le azioni, compra un milione di azioni della SNIA Viscosa a 350 lire l'una. Però è interessante, perché queste azioni, come dicevo prima, vengono comprate dalla banca, quindi Gualino i soldi ce li ha subito. Poi quella banca pensa a rivendere quelle azioni agli investitori inglesi. Ma tutte quelle azioni vengono collocate, quindi una volta che Hambros le compra, vengono collocate tutte quante in meno di un'ora. Quindi vuol dire che gli inglesi avevano davvero interesse nella SNIA Viscosa.

Marco

Anche perché qua scrive: "Approfittai di un esercizio sociale nel quale la SNIA Viscosa avrebbe conseguito 140 milioni di profitti, e fu proposta un'operazione al potente gruppo londinese Hambros". Quindi la SNIA Viscosa non era una compagnia da burla.

Francesco

E quindi inizia appunto ad avere questa prima iniezione di capitali. Ed è bello, perché torna in Italia e tutti gli chiedono, ma come hai fatto?

Marco

E qua scrive: "Comunicai a Toeplitz", anche questo, che si conoscono loro due, è pazzesco, e scrive: "Comunicai a Toeplitz che avevo venduto a Londra un milione di azioni e che sarebbero state introdotte allo Stock Exchange. Balzò sulla sedia esclamando: impossibile. Lei è stato capace di molte cose, ma di questo no. Sa che mai abbiamo ottenuto di far quotare a Londra i nostri titoli, né l'Edison né la Montecatini. Quando gli mostrai il contratto, confermò la sua ammirazione".

Francesco

E dopo averlo fatto a Londra, la quotò a Berlino, ad Amsterdam, a Parigi e a New York. Quindi inizia davvero ad avere tanti capitali con cui finanziare.

Marco

E diventa, la SNIA Viscosa, la prima azienda italiana ad essere quotata sul mercato estero. Cioè, è incredibile. La prima di tutte quante, la prima cominciata da un ragazzo di 17 anni, partito da Biella, di cui nessuno conosce il nome. È Riccardo Gualino, e chi conosce Riccardo Gualino?

24 "Lasciatemi Chiudere con un Ultimo Sogno"

Francesco

Bene, chiudiamo questo episodio con un ultimo sogno. E Gualino scrive: "Allora, lasciatemi chiudere questo libro di confessioni e di sogni con un ultimo sogno. So che un beneficio non c'è stato per i milioni di esseri morti in guerra, sotterrati dai bombardamenti, uccisi nelle camere a gas o divorati dai forni crematori, periti di fame o dispersi in fondo al mare o nelle nebbie dell'ignoto. Sono tuttavia convinto che da questa immensità di mali e da così atroci sconvolgimenti familiari e sociali sorgerà, e già sta sorgendo, una diversa e migliore umanità. I dolori, le amarezze, le inarrestabili ansie di innumerevoli madri e spose abbiano almeno questo conforto: che il male patito sia un seme dal quale gli uomini prenderanno un migliore avvenire".

"Già allora intravedevo l'umanità camminare compatta verso una nuova luce. Mi pareva che fra le lacrime e i pianti di milioni di vittime innocenti si elevasse un tenue canto di speranza, come se quei fuochi divoratori, quelle case sventrate, quelle navi inabissate fecondassero una nuova vita. Ora, dopo la guerra, c'è tutto da rifare. Compito meraviglioso. Ci vorrà molto per ricostruirlo. Moltissimo. Basterebbe forse una cosa sola: la libertà. Una libertà totale, assoluta, di andare, di venire, di scrivere, di parlare, di acquistare, di vendere, di attraversare oceani e frontiere. Il segreto del benessere mondiale sta appunto nella completa libertà dei commerci e degli uomini, nella fusione mondiale dei beni da ciascuno stato posseduti. La via della salvezza è la cooperazione mondiale".

Marco

E poi Gualino scrive: "E noi, che cosa potrà fare il nostro dilaniato paese nel prossimo avvenire? Molto. Il nostro è un paese benedetto, ma occorre che ogni italiano si liberi dalla paura, paura di guardare una buona volta diritto e fermo l'avvenire. Mettiamoci al lavoro, fidando nell'inesauribile forza riparatrice che è in tutti i popoli e nell'italiano in particolare. Rimettiamo in ordine strade, ponti, ferrovie, porti, città, stabilimenti industriali, mirando a raggiungere non già il livello del benessere americano, ma un livello più alto. Guardare lontano, sempre più lontano, deve essere il nostro motto. Sviluppare fino all'estremo le industrie e precedere: questo è il compito nostro. Si abbia una buona volta il coraggio di avere idee nuove, di tentare strade diverse dalle antiche, di precedere tutti e tutto sulle vie che si aprono all'umanità. Il coraggio di voler far risorgere dalle rovine non un'Italia impaurita, che si accontenti di un po' di sole, ma un'Italia degna del posto che le compete per la sua storia, per l'umanità e per il fervore dei suoi abitanti".

Bene, così è come vogliamo concludere questo episodio di In Buona Compagnia. Spero che vi sia piaciuto. Se vi è piaciuto, condividetelo con qualcuno a cui può interessare, e andate sul nostro sito, In Buona Compagnia, abbiamo tutti gli episodi lì. Iscrivetevi alla nostra newsletter, dove ogni mese vi inviamo le riflessioni più importanti che noi abbiamo imparato da ogni episodio. E lì c'è tutto quanto, tutte le fonti, tutto quanto, che potete andare a vedere e a leggere. Grazie mille e ci vediamo nel prossimo episodio. Ciao ciao!